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martedì 20 maggio 2014

FULVIO DI PIAZZA - L’ISOLA NERA

FULVIO DI PIAZZA. L’ISOLA NERA

maggio 30 @ 19:00 - luglio 1 @ 19:00

| €6
Inaugura venerdì 30 maggio, ore 19
testi in catalogo di Marco Meneguzzo e Alberto Zanchett
Fulvio Di Piazza torna in Sicilia con un progetto pensato appositamente per gli spazi della GAM di Palermo ed espressamente dedicato alla “sua” isola. Nelle sale della Galleria d’Arte Moderna trovano spazio, dal 30 maggio al 1° settembretele di grandi e piccole dimensioni, un’installazione site-specific e una scultura inedita,L’Isola nera da cui la personale prende il titolo.
 Una sede museale quella della GAM che, per la peculiarità dei suoi spazi, rappresenta una sfida per l’artista siracusano che intende realizzare un’installazione di grande freschezza, “quasi da street artist” -come lui stesso afferma-, in grado di sdrammatizzare da un lato il prestigio del luogo e dall’altro l’effetto istituzionale della tela, suo supporto d’elezione.
Per questo, a poche ore dall’inaugurazione, Di Piazza si chiuderà nelle stanze di Via Sant’Anna per realizzare un enorme murale che farà da filo conduttore a tutti i dipinti esposti e troverà la sua massima espressione e vivacità nell’ultima sala dell’allestimento.
 Di particolare rilievo è la scultura inedita L’Isola nera: risultato di un affastellamento di oggetti tenuti insieme da cartapesta dipinta di nero, la scultura -che ha la forma della Sicilia- sembra realizzata in roccia lavica. Sul nero, Di Piazza è poi intervenuto con il colore, quasi a realizzare un quadro tridimensionale.
Quella dell’accumulo è del resto sua cifra stilistica e ritorna sia nei lavori tridimensionali che bidimensionali: anche sulle tele infatti sono riprodotti paesaggi antropomorfi che emergono dall’ammasso di particolari del tutto simili ai rifiuti nelle discariche.
In modo poco scontato, però, L’Isola nera è anche un lavoro profondamente autobiografico: “L’Isola nera sono io”, dice infatti Di Piazza, mettendo così a nudo in quest’opera uno degli aspetti più reconditi del suo animo. Se infatti l’artista ama dipingere autoritratti -che gli servono oltre che per sperimentare nuove soluzioni formali, come strumento personale di autoanalisi e di autocritica- questa scultura può a pieno titolo annoverarsi tra questi, in qualità di rappresentazione di un individuo avulso, nel bene e nel male, dalla società, ma che in essa spera presto di reinserirsi.
 Per quanto riguarda le opere su tela, Fulvio Di Piazza recupera in questi ultimi lavori elementi che fanno parte della sua storia artistica. Torna in modo preponderante la dimensione dell’invenzione surreale, dell’immagine fantastica, ma anche la creatività infantile, il capriccio, l’aspetto ludico.
Nella pittura, al contrario, si trova un elemento di grande novità rispetto alle tele precedenti: se fino a qualche tempo fa le forme emergevano dalla cura quasi maniacale del dettaglio, ora prendono vita da minuscoli tratti informali che, se guardati da lontano, danno luogo a forme riconoscibili, ma se osservati da vicino restituiscono un luminoso caleidoscopio astratto e iridescente di piccole pennellate.
 Da un punto di vista tematico, l’artista, da sempre sensibile ai temi legati allo sfruttamento delle risorse, riversa sulla tela la sua visione apocalittica di un mondo devastato dall’intervento umano e dai rifiuti.

Scheda della mostra
Titolo Fulvio Di Piazza. L’Isola nera
Sede GAM Galleria d’Arte Moderna - Via Sant’Anna 21, 90133 Palermo
Date 31 maggio – 1 settembre 2014
Inaugurazione venerdì 30 maggio, ore 19
Catalogo AfaEdizioni contesti di Marco Meneguzzo e Alberto Zanchetta
Progetto Ars Mediterranea
Patrocini istituzionali Comune Città di Palermo, GAM Palermo, Distretto Cultura Palermo
Ufficio stampa GAM Civita Sicilia
Main sponsor Elenka Palermo www.elenka.eu
Media partner Voir – www.voir.it
Sponsor tecnici Hotel Principe di Villafranca | Hotel Plaza Opera | Cantine Settesoli | C&s Eventi e Congressi
Orari martedì- domenica ore 9.30 – 18.30. Lunedì chiuso. La biglietteria chiude alle ore 17.30.
Biglietti mostra intero € 6,00 | ridotto € 4,00 | cumulativo mostra + museo € 9,00

Ufficio stampa NORA comunicazione - Eleonora Caracciolo di Torchiarolo
Via A. Sforza 9 – 20136 Milano
t. +39 339 89 59 372 – info@noracomunicazione.it – www.noracomunicazione.it

sabato 17 maggio 2014

KLIMT. Alle origini di un mito. - Mostra Milano

KLIMT. Alle origini di un mito. - Mostra Milano


Questi biglietti consentono l'accesso "salta coda" alla mostra dedicata a Gustav Klimt - Alle origini di un mito allestita presso Palazzo Reale a Milano. Inclusa nel biglietto anche l'audio-guida ufficiale. Inoltre tutti i biglietti sono "open".
NOTA BENE - OPEN TICKET: anche se avete selezionato una data e un orario, il biglietto dà diritto all'ingresso alla mostra in un giorno a propria scelta, all'orario desiderato, entro il termine del periodo di mostra.
La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna e curata da Alfred Weidinger, affermato studioso di Klimt e vice-direttore del Belvedere, presenta per la prima volta a Milano alcuni dei più noti capolavori provenienti dai più importanti musei.
La mostra
La mostra ripercorre l'intera carriera artistica di Klimt: dalle opere giovanili come il Ritratto della sorella Klara, ai dipinti simbolisti come Acqua mossa, per arrivare alla celebre Salomé (Giuditta II) proveniente da Ca' Pesaro; dalla scoperta della rivoluzione estetica dello Jügendstil, con particolare attenzione ad illustrare la genesi della Secessione Viennese, di cui Klimt fu ispiratore e primo presidente fino allo straordinario 'Fregio di Beethoven'.

Luogo o città
Palazzo Reale
Indirizzo
Piazza del Duomo 12
Opening hours
Dal 12 marzo al 13 luglio 2014

giovedì 15 maggio 2014

"Grandi madri grandi donne - Percorsi d'arte dalla preistoria al rinascimento" presso il Museo Casa Natale di Gabriele D'Annunzio

Grandi madri grandi donne
Grandi madri grandi donne
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Si è inaugurata sabato 8 marzo alle 17,30 a Pescara la mostra "Grandi madri grandi donne-Percorsi d'arte dalla preistoria al rinascimento" presso il Museo Casa Natale di Gabriele D'Annunzio.

Una ulteriore, proficua collaborazione tra le due Soprintendenze dell’Abruzzo, quella per i Beni Archeologici e quella dei Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici, ha reso possibile rendere omaggio al ruolo della donna come madre, attraverso un suggestivo percorso tra antichi reperti archeologici e importanti opere d’arte del patrimonio abruzzese. Nel ventre della regione dormono immense testimonianze e periodicamente, grazie al lavoro di scavo o a ritrovamenti occasionali, riaffiorano, dopo secoli o millenni. Raccontano sempre nuove storie di uomini e soprattutto di donne, documentando l’alto livello di civiltà raggiunto dai popoli italici e le loro culture ben organizzate, in grado di raggiungere un'aspettativa di vita particolarmente elevata la quale sarà in parte ridimensionata al tempo della dominazione romana.Il percorso della mostra affronta il tema della figura femminile, nelle forme della “grande madre”, a partire dall’età preistorica quando la rappresentazione è affidata a immagini a volte di difficile interpretazione, ma con caratteri che rimandano agli elementi essenziali della donna e del suo ruolo di dispensatrice della vita; i tratti antropomorfi dell’eccezionale ciottolo dipinto in ocra rossa da Ortucchio (Aq), datato al Paleolitico superiore (13.000-11.000 anni fa), suggeriscono un richiamo alle “Veneri” preistoriche, sebbene rimangano aperte altre ipotesi.Ulteriore tappa del percorso è rappresentata dall’idoletto neolitico, proveniente dall’insediamento preistorico di San Callisto a Popoli (Pe): la figura, dai glutei fortemente accentuati, come in numerose altre rappresentazioni dell’epoca, indica una centralità dell’immagine femminile nello scenario religioso dell’epoca (VI-IV millennio a. C.), tanto da potervi riconoscere una Grande Madre o Dea Madre “simbolo archetipico della fertilità e del carattere elementare, soccorrevole, protettivo, nutriente”.Prerogative che riemergono anche in età classica nelle tre statue rinvenute nel 2003 a Luco dei Marsi (Aq), nel santuario dedicato alla dea Angizia.La divinità in terracotta (III-II sec. a.C.), seduta su un trono, nella sua armonica compiutezza; presenta una particolare cura nella resa di alcuni dettagli: le pieghe e la trasparenza delle vesti modellate nell’argilla e la sinuosità del morbido cuscino hanno un effetto di grande suggestione.Associata alla dea, nella quale è possibile riconoscere una divinità matronale legata ai cicli vitali, le due statue in marmo di Demetra/Cerere e Venere/Afrodite, di bottega rodia del II sec. a.C., rimandano al tema fertilità e dell’amore, qui tradotto nelle forme di pregevoli manufatti.La statuetta in terracotta della kourotrophos, rinvenuta nel santuario di Ocriticum (Cansano, Aq) e databile nell’ambito al IV sec. a.C., è invece una delle più antiche testimonianze in Abruzzo della rappresentazione della madre-nutrice, la donna che assicura con la propria esistenza la speranza della crescita, oltre il nostro tempo.Ancora nel Medioevo è la Madre Terra, felicemente irrigata dai percorsi fluviali, a rappresentare la principale sorgente di vita in questa regione impervia, di montagne, di valli e di orridi, dove è la donna il porto sicuro, il punto fermo di una umanità  in perenne cammino con l'alternanza delle lunghe,  silenziose e operose tappe  di pellegrini, uomini d'arme, mercanti e pastori. Che la donna sia il fulcro di questo peregrinare lo dichiarano innanzitutto i culti, ma anche le tradizioni e i saperi che si svilupparono nell'ambito della cultura agro-pastorale, all'interno di una società matriarcale che contribuì con la forza dei fornelli e dei telai a preservare un rapporto sano ed equilibrato con la Natura, governato dal fluire armonioso delle stagioni. E' un'operosità diffusa, senza sprechi, che mira a far tesoro di tutte le risorse, raccolte e ottimizzate per superare gli inevitabili disagi provocati soprattutto dal rigido clima invernale, dalle catastrofi naturali, dalle pandemie periodiche.La consapevolezza dei valori sottintesi alle testimonianze archeologiche e storico-artistiche ha quindi ispirato il progetto di questa piccola mostra costituita da poche ma assai rilevanti opere d'arte, indicative di un lungo, interminabile percorso che va dalla Preistoria al Rinascimento senza soluzione di continuità.Nel manifesto sono state infatti accostate le due opere emblematiche esposte: la straordinaria terracotta ritrovata nel santuario della dea Angizia, nume tutelare del Fucino, e la Sant'Anna Metterza, concessa in prestito dall'arcidiocesi di Chieti-Vasto, madre di tutte le madri e non soltanto della Majella.La prima, oltre ad essere una testimonianza dell'arte fittile, che in Abruzzo si è sviluppata in epoche antiche fino al nuovo mirabile picco con la produzione statuaria d'età rinascimentale, è soprattutto  un tributo ad una 'presenza' del territorio marsicano densa di risvolti simbolici e magici ancora tutti da sviscerare, per dissipare non pochi luoghi comuni e azzardate interpretazioni. Di questa 'presenza' c'è un riflesso anche nell'immaginifico Gabriele d'Annunzio, che chiama Angizia la protagonista de La fiaccola sotto il moggio, ovvero la figlia di un serpaio di Luco la quale "portava il nome della montagna amara" e per amore e interesse uccide con il veleno la moglie del proprio padrone.Il grande poeta, nella cui casa natale è ospitata la mostra, ci consegna anche alcune poetiche descrizioni della  Magna Mater nelle Laudi, in Elettra, rivelando ancora una volta una lungimiranza nella sua grande capacità di comunicare l'essenza più intima della sua terra amatissima.
All’ inaugurazione presso la Casa Natale di Gabriele d’Annunzio sono intervenute le curatrici della mostra Lucia Arbace,Soprintendente per i beni storici artistici e etnoantropologici dell'Abruzzo ed Emanuela Ceccaroni,Funzionario Archeologo della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo.




Redattore: GIUSEPPE LA SPADA